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La costa orientale I Minerali

L'Elba, terra contesa per molti secoli per la straordinaria ricchezza del suo suolo, conserva tesori minerali che non hanno eguali in altre parti del mondo. Già etruschi e romani sfruttarono questa terra per estrarre il ferro che veniva in parte fuso sul posto, bruciando la ricca vegetazione e in parte veniva inviato via mare nella vicina Populonia, centro siderurgico antico. Vennero poi in successione, avvicendandosi nello sfruttamento del sottosuolo: Pisani, Fiorentini, Spagnoli, Francesi, per arrivare infine nel 1860 all'annessione con il nascente regno italiano.

Per più di duemila anni dunque generazioni e generazioni di minatori hanno scavato nelle viscere elbane alla ricerca dei preziosi minerali. Oggi rimane poco della tradizionale attività mineraria, a causa degli alti costi estrattivi. Solo alcune zone dalle quali viene cavato il caolino (per la produzione di ceramiche) sono ancora pienamente attive.

In mancanza di grossa attività e volate di mine che sventrano i fianchi delle colline, è divenuto più difficoltoso per gli appassionati di tutto il mondo rinvenire tra gli scarti di lavorazione pezzi interessanti di minerali da collezione, anche per chi ha passato una vita in miniera e conosce bene le zone estrattive. Comunque una visita alle zone più ricche non è mai infruttuosa.

Per l'individuazione di queste zone e per ammirare una vasta panoramica dei minerali elbani è utilissima una visita al Museo dei Minerali di Rio Marina situato all'ultimo piano del Palazzo Comunale; aperto tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18, la domenica solo la mattina. Di buona utilità anche la Carta Geologica dell'Elba pubblicata da Editrice Azzurra.

Veduta dal Monte Perone Sentieri Elbani

Una fitta rete di sentieri e mulattiere percorre le pieghe dei monti e le valli dell'Isola; solchi antichi tracciati dagli abitanti per collegare i centri più importanti e le case d'inverno situate negli antichi borghi alti, con i piccoli campi terrazzati e i magazzini dove si trasferivano le famiglie per il lavoro estivo. I sentieri sono alti, lontani dal mare, che incuteva timore per le razzie dei pirati che da lì giungevano all'improvviso per rapire le donne e le greggi, per sottrarre i raccolti, per saccheggiare i paesi. Sentieri sorvegliati nelle zone più popolose e accessibili da torri d'avvistamento, alte e armate, approntate per avvertire le genti al lavoro nei campi e farle riparare per tempo nei borghi fortificati. E questi sentieri rimangono la testimonianza di quel tempo, degli spostamenti a piedi o a dorso d'asino, per scambiarsi visite, notizie e merci.

Un'insenatura Percorrendo i suoi sentieri si scopre un'Elba insospettata; una vegetazione lussureggiante popolata di animali e ricca di tracce del passato che appaiono all'improvviso, dietro una quercia maestosa o una "cote" di granito: antiche case rurali e testimonianze di insediamenti romani e preromani, fortificazioni etrusche e mulini a vento acanto a "bunker" di memoria più recente, sempre circondati da panorami bellissimi.

Un approccio diverso con un'isola che offre con le sue mulattiere un modo di farsi conoscere insolito e forse unico per la varietà dei percorsi ed il fascino dei luoghi raggiungibili. La difficoltà di mantenere questi percorsi sgombri dalla vegetazione esuberante può causare talvolta la perdita momentanea di alcuni tracciati ma non dei principali. Alcuni percorsi interessanti:
G.T.E. - Grande Traversata Elbana: Da Cavo a Pomonte per il crinale dei monti, in mezzo alla natura e circondati dal mare.
N°55 - Castello del Volterraio: in mezz'ora circa si raggiunge dall'omonima strada il castello medioevale diroccato.
N°17 - Chiesina della Madonna del Buoncosiglio - S. Ilario: dalla partenza al suggestivo borgo per un percorso di circa due ore circondati da una vegetazione lussureggiante che in alcuni tratti copre come una galleria il sentiero.
N°3 - Marciana Alta - Madonna del Monte: in mezz'ora si raggiunge la splendida località panoramica che fu luogo d'incontro di Napoleone con Maria Walewska e il figlio Alessandro.

Le numerazioni dei sentieri sono estratte dal volume "La guida ai sentieri dell'Elba di Mario Ferrari e Renato Giombini" edito da Editrice Azzurra.

Veduta dall'Enfola La Flora

Uno dei caratteri più evidenti dell'ambiente elbano è senza dubbio la rigogliosa vegetazione tipicamente mediterranea che ammanta la maggior parte del territorio. Il verde scuro arricchito dalle sfumature più tenui dei nuovi germogli, dei piccoli-fiori chiari della scopa, dell'effetto cangiante delle foglie di alloro e leccio e caratteristico del meno degradato dei 3 generi di macchia esistenti sull'isola: la macchia-foresta, che è composta, oltre alle specie già citate, da piante di sorbo e corbezzolo, dai frutti bacchiformi e dolcissimi; dalla sughera, quercia dalla corteccia spessa e leggera; dal pungitopo, arbusto dalla foglia piccola e acuminata e dalle bacche scarlatte ed ornamentali; dall'acero trilobo.

Il tipo di macchia intermedio prende il nome di arbusteto o pseudo macchia, ed è probabilmente il più esteso: qui le componenti arboree della macchia-foresta si diradano per far posto ad arbusti più bassi, fitti e spesso dotati di spine. Molto comuni sono i diversi tipi di ginepro, dal frutto aromatico e le foglie aghiformi disposte a gruppi di tre; il mirto, ornamentale dalle foglie lucide e i fiori bianchi; il lentisco, l'orniello e, dove c'è maggior umidità, il rovo, il biancospino e il prugnolo, che si alternano in alto alla felce aquilina e alla rosa selvatica.

Distribuzione della vegetazione La cosiddetta macchia bassa rappresenta lo stadio iniziale di riconquista del territorio un tempo coltivato o bruciato, da parte della vegetazione arbustiva, che qui ricopre già totalmente il terreno. Assenti quasi completamente le piante arboree, sono prevalenti il rosmarino, aroma insostituibile nella nostra cucina; la ginestra, dai profumatissimi fiori gialli e le foglie acuminate; la scopa, dal legno duro e resistente; il lentisco, il mirto, l'olivastro, il calycotone.

La bassa vegetazione, che non raggiunge solitamente il metro di altezza e che rappresenta la fase ultima del degrado forestale prima delle comunità di piante erbacee, è detta gariga. Il terreno pietroso e il clima secco non favoriscono la crescita di alberi o arbusti, il manto vegetale è discontinuo, con la presenza nelle zone rocciose, di solito esposte a sud e ad est, del fico d'India, dalle ampie "pale" carnose e i frutti spinosi e saporitissimi. Le specie dominanti sono comunque il rosmarino, la lavanda, le cui infiorescenze seccate e chiuse in sacchettini di stoffa profumano da sempre i cassetti e i ripostigli delle case di campagna elbane, l'elicrisio, Venula, l'euforbia spinosa. Nelle zone montane, in particolare del massiccio granitico occidentale, le specie suddette lasciano posto ad una pseudo gariga vicina alla tipica vegetazione rupestre di montagna, con cespugli dalle dimensioni sempre più ridotte e, dove sarebbe difficile attecchire per qualsiasi altra pianta, i tipici "cuscini" irti di aculei della ginestrella dell'Elba. Le aree granitiche esposte a sud presentano una vegetazione prevalentemente erbacea, con finocchio selvatico, brachipodio, labiate e composite; nelle zone maggiormente colpite da incendi del versante orientale alla gariga si sostituisce la cosiddetta prateria a seracchi.

Ginestre sulla baia di Cavoli Tra le altre formazioni forestali presenti sull'isola in misura minore troviamo i boschi di castagno del Marcianese (valle della Nivera, zona tra Poggio e Marciana, Monte Perone, zona sopra la Zanca), formati da piante introdotte dall'uomo centinaia di anni fa per la coltivazione delle castagne e da tempo private delle cure di cui erano oggetto quando il raccolto dei marroni costituiva una delle poche risorse agricole di questi suoli scoscesi e rocciosi. Ciò ha favorito il ritorno delle specie naturalmente adattate al territorio, quali il leccio, la roverella, l'agrifoglio e di quelle che caratterizzano il sottobosco: felce aquilina, orchidee, ciclamini, viole, anemoni. Frutto di riforestazione recente (dal '32 fino al 65), sono invece le pinete, che ricoprono aree un tempo particolarmente degradate e soggette ad erosione o zone, spesso nelle vicinanze della costa, valorizzate da tale vegetazione. Gli esemplari centenari di pino, tra i quali primeggia sicuramente quello enorme situato in prossimità del santuario della Madonna del Monserrato, vicino a Porto Azzurro, sono invece rari.

La vegetazione endemica elbana è in prevalenza sempreverde, ma nelle aree umide in vicinanza di fossi, di solito nelle strette valli collinari, o comunque in presenza di abbondante acqua dolce sono presenti pioppi ed ontani che in autunno screziano col ruggine delle foglie caduche il verde perenne della macchia.

Veduta del Forno e della Biodola Merita attenzione la vegetazione delle coste, in particolare quella di habitat sabbioso che è presente solo sulle spiagge di Lacona: specie ormai rare sono costantemente minacciate dallo sfruttamento intenso degli arenili che si spingono per poche decine di metri nell'entroterra. Qui allignano la santolina e la soldanella delle sabbie, la violacciocca di mare, la calcatreppola marittima, mentre nella fascia che si spinge fino alla battigia troviamo la lappola, la lappolina, la cakile o ravastello. Le coste rocciose non corrono il pericolo di vedere stinta la loro tipica formazione composta da specie diverse che hanno per caratteristica comune la resistenza alla salsedine e quella meccanica agli agenti atmosferici; si presentano quindi basse e ben radicate alle rocce, come il finocchio di mare, la statice alata, la barba di giove e la cineraria marittima. Veduta della punta di Fetovaia Grandi agavi sono presenti in aree circoscritte, quali le coste rocciose vicino a Porto Azzurro e quelle del "Grigolo" e delle "Viste" a Portoferraio. Per finire questa breve panoramica sulla flora elbana è importante ricordare che alcune specie sono rigorosamente protette e non possono essere raccolte neanche in parte; tra queste troviamo:
- agrifoglio (Ilex aquifolium L.), presente nelle macchie alte del comune di Marciana e della zona di S. Martino;
- felce florida o reale (Osmunda Regalis), che si trova nei comuni di Marciana e di Porto Azzurro;
- giglio marino (Pancratium Maritimum), nei comuni di Marciana e Capoliveri;
- giglio rosso di San Giovanni (Lilum Bulbiferum), comune di Marciana;
- ginepro (Juniperus Communis) - ginepro sabina (Juniperus Phoenicea);
- ginepro coccolone (Juniperus Oxicedrus), presenti nei comuni di Capoliveri, Porto Azzurro, Portoferraio, Rio Elba, Rio Marina.
- tasso (Taxus Baccata), nel comune di Marciana. Per altre specie, come la lentaggine (Viburnum Tinus L.), la raccolta deve essere estremamente limitata, così come per i seguenti prodotti del sottobosco: muschi, lamponi, fragole, mirtilli (non più di Kg. 1) e tutte le specie di funghi commestibili (max. Kg. 2 e non più piccoli di 4 cm. di diametro).